Chi siamo

Territorio

Il vasto territorio, di forma rettangolare, compreso tra il fiume Po e la via Emilia e tra il fiume Crostolo e il fiume Secchia, presenta, fin dall’antichità, una naturale pendenza verso la zona di Moglia. Ciò spiega il carattere comune delle molteplici bonifiche succedutesi nel tempo: gli scoli delle acque eccedenti sono sempre stati convogliati verso il Po e verso il Secchia nella zona di Moglia, in particolare verso la località di Bondanello. Nei primi decenni del ‘900 le Bonifiche dell’Agro Mantovano-Reggiano, prima, e della Parmigiana-Moglia, poi, hanno consentito lo straordinario sviluppo di un comparto agro-alimentare tra i più qualificati nel mondo.

La peculiarità geografica di Moglia consiste nel trovarsi alla confluenza di molti canali di bonifica gravitanti intorno al fiume Secchia. I manufatti idraulici di grande pregio architettonico, i corsi d’acqua, gli argini, testimoniano la lunga storia di una terra strappata alle acque dal lavoro di generazioni. Moglia (nel Medioevo: Molea, Molia, Moja, Moia), del resto,  è un toponimo dal significato esplicito: indicava una terra invasa dall’acqua.

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“LA BASSA”

“An segn drét in s’an foi l’è la pianura”

Così Zavattini definì la Bassa e così sarebbe anche Moglia se non fosse venata di fossi, canali,

invasi contenuti da argini, queste improvvise colline artificiali, di vegetazione rigogliosa e spontanea,

che da queste parti scuotono l’uniforme monotonia della “Bassa”.

Moglia è color verdeacqua. Le geometrie cartesiane delle campagne coltivate secondo le tecniche più moderne si alternano all’esplosione di una natura padrona e fascinosamente creativa lungo le rive del Secchia e dei canali di bonifica, per i viottoli di campagna e le piccole strade periferiche, così come nelle molte corti abbandonate, severe e silenti testimoni di un’antica, ricca cultura.

“Ti appare all’improvviso, inaspettata. La trovi distesa placida e silenziosa dietro l’Appennino e quasi non te l’aspetti. Pigra e verde, un corpo piatto ma comunque sinuoso accoccolato languidamente accanto al finestrino come una musa felliniana. I suoi confini sono il fiume a nord e le montagne basse a sud; si stende come un lenzuolo verde e dal cielo appare come uno spicchio di landa fertile che bagna il Po e da sotto si allunga fin dove termina la pianura. I suoi abitanti la chiamano la Bassa.”
(Paolo Roversi, Bike Ride Story).

Nel 2007 nacque a Moglia, per iniziativa dell’Amministrazione Comunale, con il finanziamento dell’Unione Europea e di Regione Lombardia, con la collaborazione dei consorzi di bonifica “Terre dei Gonzaga in destra Po”, “Parmigiana-Moglia-Secchia” e “Bentivoglio”, il “Museo Lineare delle Bonifiche”, poi definito Ecomuseo delle Bonifiche.

Lo scopo del museo è nella valorizzazione e nel potenziamento del patrimonio culturale, storico ed ambientale locale attraverso la creazione di percorsi ciclopedonali arricchiti da pannelli informativi ed aree di sosta ed orientamento lungo i canali di bonifica ed il fiume Secchia.
Una istituzione così definita nella ciclo guida che accompagnò la sua inaugurazione: “A differenza dei musei tradizionali, che portano dentro ciò che sta o stava fuori, qui lo spazio aperto di un intero territorio si fa museo, luogo vivo e cangiante che intende svolgere in modo dinamico e interattivo la stessa funzione di conservazione, valorizzazione, insegnamento.

Questa importante opera inserisce Moglia nel percorso ciclopedonale “Eurovelo”, una rete di collegamento nazionale e continentale di interesse storico-naturalistico, che si offre alla domanda turistica di chi cerca la natura, il silenzio, la lentezza”.

Purtroppo il sisma del 2012 ha danneggiato anche i percorsi, gli allestimenti e le attività eco museali. Si spera che possano presto essere ripristinate le strutture e le funzioni di questa importante istituzione che stava già dando buoni frutti nella valorizzazione e nella promozione del territorio.

Dedicato a chi ha la passione per i trattori d’epoca e per il loro utilizzo nei campi, e preziosa testimonianza delle tradizioni dell’Oltrepò mantovano legate alle attrezzature per la lavorazione della terra. Il museo, unico caso in Italia, ha annessa un’officina per il restauro dei trattori d’epoca, gestita dall’associazione Gli Aratori del Po che, nel mese di luglio, ogni anno, organizza la Gara nazionale di aratura con trattori d’epoca.
Strada Breda, 27 – Quingentole

Benvenuti, il mio nome è Mantova.

Leggenda narra che io sia stata fondata da un’indovina greca di nome Manto, fuggita dalla città di Tebe e giunta sulle rive del fiume Mincio per generarmi. Leggenda affascinante che si scontra con la storia. Le mie origini, infatti, vengono ricondotte alle popolazioni etrusche, ma il mio periodo più florido è legato alla dinastia dei Gonzaga, i Signori di Mantova.

Quanti ricordi e quante testimonianze sono giunte fino ad oggi. Come il celebre “Mantua me genuit” legato a Virgilio, il sommo poeta che ha interpretato alla perfezione la mia identità.
Questo è un anno di festa non solo per me, ma per tutti i mantovani. Oggi rinasco per un evento unico: Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016.

Per l’occasione vi dono i miei tesori più affascinanti: Palazzo Ducale, la Camera Picta dipinta da Andrea Mantegna, Palazzo Te di Giulio Romano, la Basilica di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti, la Casa del Mantegna, il Teatro Scientifico del Bibiena e molti altri.

Anche la natura gioca un ruolo determinante nella mia personalità. Sono una città bagnata da tre laghi, Superiore, Di Mezzo e Inferiore, che possono essere esplorati con imbarcazioni e motonavi.

E poi vanto una tradizione di cucina con prelibatezze uniche da gustare. Ecco la mia idea di cultura tra storia, arte, letteratura, musica e natura. Questi i valori che metterò a disposizione di tutti i visitatori per rendere questo 2016 davvero speciale.